Google+ News Curiose: maggio 2014

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sabato 31 maggio 2014

Distinguere se qualcuno ha dei dolori o sta facendo finta? Per i computer è più facile capire le persone

Secondo una ricerca scientifica, è possibile distinguere tra chi sta provando del dolore e chi invece sta solo fingendo. Ma se le persone possono essere allenate a riconoscere le differenze, sembra che i computer siano ancora più bravi a distinguere se le espressioni facciali sono forzate oppure sono involontarie.
I ricercatori spiegano che se è vero che i volti si sono evoluti per trasmettere informazioni utili alle interazioni sociale, incluse espressioni di emozioni e di dolore, dall’altro le espressioni volontarie e involontarie seguono percorsi diversi


IL movimento facciale è controllato da due vie motorie distinte: un sistema motorio extrapiramidale sottocorticale, che comanda le espressioni facciali spontanee relative a emozioni provate, e un sistema motorio piramidale corticale controlla le espressioni facciali volontarie . Quest’ultimo permette comunque agli esseri umani di simulare le espressioni facciali di emozioni non realmente vissute.
La loro simulazione è un tale successo che si può ingannare la maggior parte degli osservatori:  tuttavia  un computer adeguatamente programmato può essere in grado di distinguere i segnali facciali ingannevoli dai segnali facciali genuini identificando le sottili differenze tra i movimenti comandati dal sistema motorio piramidale e extrapiramidale.
Il sistema di visione artificiale messo a punto dai ricercatori, che misurava automaticamente movimenti facciali con sistemi di pattern recognition ha raggiunto 85% di precisione nel riconoscimento della volontarietà delle espressioni facciali: un valore ben superiore anche ai soggetti umani addestrati, che dopo l’addestramento sono arrivati ad un ben modesto 55%, poco più che tirare ad indovinare.


giovedì 29 maggio 2014

Appassionati costruiscono modello di nave con banconote e monete

Sergei Knurov e sua moglie Alena hanno costruito un modello di nave utilizzando come materia prima monetine (17.000) e banconote per le vele.
Sergei, che vive a Mykolaiv nel sud dell’Ucraina, aveva iniziato il proprio insolito modello  utilizzando le monete del suo salvadanaio, ma ha finito la “materia prima” completando a malapena la chiglia.

così Sergei ha cercato di recuperare monete ovunque possibile, innanzitutto facendosi dare  resto in monetine ogni volta che pagava qualcosa, contando poi sull’aiuto della moglie che ha l’hobby di collezionare monete.
Per tenere assieme le monete, i due hanno usato un tipo speciale di colla, per evitare l’ossidazione che sarebbe avvenuta con la normale colla.



Dato il successo che ha avuto il loro modello, Sergei e Alena stanno progettando di farne uno più grande, anche se è probabile che prima cerchino uno sponsor che gli dia una mano a recuperare la “materia prima”: per questo modello hanno utilizzato monete e banconote per un valore pari all’equivalente di 45 euro, e hanno intenzione di fare un modello con circa 250 euro di monetine.

mercoledì 28 maggio 2014

Fan vuole collezionare tutte le copie VHS del film “Speed”

Ryan Beitz è un grandissimo fan del fim “Speed”, tanto da spingersi in un impresa apparentemente senza senso: collezionare ogni videocassetta esistente del film.
Fino adesso ha collezionato finora 550 copie delle videocassette e anche 26 copie in laser disc (che però non gli interessano più di tanto) e ha anche un pulmino che conta di trasformare nell’autobus protagonista della pellicola.

La passione del moscovita ha avuto inizio quando viveva a Seattle: doveva fare un regalo per Natale ai suoi familiari e ha trovato su una bancarella sei copie di Speed. Lì ha pensato che sarebbe stato divertente vedere le reazioni dei suoi familiari di fronte ad un regalo identico. “Poi potevo rispondere che volevo bene a tutti in modo identico, o qualcosa del genere”racconta.
Ma quando si è trovato in mano le sei videocassette, ha pensato che avere tante copie dello stesso film era “una sensazione troppo bella”. Ed ha deciso di andare avanti nella sua collezione. “Quello che ha veramente cementato la cosa è quando ho trovato 30 copie ad un mercatino, e me le hanno vendute a 11 centesimi l’una”. Adesso ne ha più di 550, ma non le ha mai contate perché, spiega, “che importanza ha?”.



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Febbre e tosse per mesi: aveva inalato un preservativo

I medici erano molto preoccupati per la salute di una ventisettenne, che da quasi sei mesi presentava tosse, catarro e febbre, e le cure non riuscivano a risolvere il problema: nonostante da ormai quattro mesi prendesse farmaci antibiotici ed anti-tubercolosi, la ragazza non dava segni di miglioramento. Le radiografie mostravano un principio di collasso del lobo superiore del polmone destro.



Quando una videobroncoscopia ha mostrato un sacchetto in uno dei bronchi, i medici hanno deciso per una biopsia: si può immaginare dunque la loro sorpresa quando hanno estratto dal polmone un preservativo.
Da quanto è stato ricostruito dell’accaduto, durante una sessione di sesso orale la ragazza aveva inalato il preservativo, che era finito nel polmone. Non è chiaro come sia stato possibile che il tutto sia avvenuto senza che la ragazza se ne accorgesse o avesse mai avuto sospetti sull’accaduto.


Ricerca: che effetto fa la cocaina alle api?

La cocaina, oltre che una potente droga per gli esseri umani, sarebbe anche un insetticida naturale e una sostanza in grado di proteggere le piante.
Questo “paradosso” è spesso spiegato ipotizzando una differenza sostanziale di reazione tra i mammiferi e gli invertebrati: per questo un gruppo di ricerca della Australian National University di Canberra ha voluto approfondire la reazione delle api alla cocaina.


In realtà sembrerebbe che gli effetti della cocaina nelle api sarebbero simili a quelli sull’uomo: trattate con piccole dosi di droga, le api modificano la “danza” con cui le api comunicano ai propri simili il ritrovamento di fiori. L’effetto sembra essere dovuto non ad una questione strettamente fisica, ma al fatto che le api sembrano sovrastimare il valore dei fiori che hanno trovato, evidenziando quindi la distorsione cognitiva e delle capacità recettive, e la sensazione di aumento delle percezioni tipicamente associata con questa droga.


martedì 27 maggio 2014

Una linea ferroviaria in mezzo alle case

Qualche tempo fa avevamo parlato della linea ferroviaria che passa in mezzo al mercato di Maeklong, dove le bancarelle dovevano prontamente ritirarsi dai binari all’arrivo del treno.
Una linea ferroviaria ad Hanoi è forse ancora più impressionante, perché in questo caso non passa in mezzo a bancarelle mobili, ma in mezzo alle case. Hanoi è famosa per le vie strette, e considerato che la stazione è in centro città forse non stupisce che i treni attraversino uno di questi tratti.


I residenti sanno che due volte al giorno – quando passa il treno – devono liberare la strada per fare spazio al treno, anche se ormai molti residenti sono talmente abituati che conoscono gli spazi al millimetro per parcheggiare i propri scooter o biciclette.
Nonostante l’abitudine al passaggio dei treni, i residenti stanno bene attenti a liberare le strade all’arrivo del convoglio, dato che in passato sembra ci sia stato qualche incidente dovuto a qualche residente incauto.



In Brasile si diffondono il locali ispirati a Osama Bin Laden

Nei dintorni di San Paolo, in Brasile, potreste imbattervi in molti sosia di Osama Bin Laden. Il motivo di questi insoliti incontri è una curiosa moda che si è diffusa nel paese, e cioè appunto di locali ispirati al famigerato terrorista.
La curiosa moda sembra sia nata per caso, e uno dei primi casi c’è stato quando in molti si sono accorti che il barista Francisco Elder Braga Fernandes somigliava a Bin Laden: la gente ha iniziato a volere farsi fare foto con lui e gli amici e i clienti a chiamarlo Osama.



















Francisco non se l’è presa, ma anzi ha iniziato a giocare sulla cosa, vestendosi in modo da somigliare ancora di più a Bin Laden e addirittura ha cambiato il nome del bar, da “Barbas” a “Bar do Bin Laden”, diventando una vera e propria attrazione turistica.

A volte lo chiamano per fare qualche scherzo: un produttore televisivo gli ha chiesto di entrare con una finta bomba sul set di un varietà televisivo, ma Francisco spiega che di solito non ama fare scherzi di questo tipo, anche perché è impegnato sette giorni su sette con il suo lavoro di barista. Francisco assicura di essere comunque una persona estremamente pacifica e contraria ad ogni forma di violenza, al contrario del suo defunto sosia.

Ma quello di Francisco non è l’unico locale ispirato a Bin Laden: ci sono ristoranti, night club e bar, che sembra abbiano preso questo nome per richiesta popolare: un bar vicino all’università ha preso il nome di “Bin Laden Bar” per accontentare gli studenti che frequentavano il locale.


Appassionato di fotografia costruisce bar a forma di macchina fotografica d’epoca

Un barista della Corea del Sud appassionato di fotografia ha deciso di costruirsi un locale a forma di macchina fotografica, per coniugare lavoro e passioni.
Il bar, che si chiama  “Dreaming Camera”, è a gestione familiare (padre, madre e figlia), ed è stato costruito a fianco alla casa dei proprietari. Il padre era un elicotterista dell’esercito, con una grande passione per la fotografia,  e quando ha lasciato la divisa ha deciso di aprire un bar. Ma non un bar qualsiasi.

Il locale infatti è costruito sulla base di una macchina fotografica d’epoca, una Rolleiflex, ed è distribuito su due piani, ciascuno con una grande finestra panoramica che fa da obiettivo. Il primo piano è arredato con modellini di macchine fotografiche, oltre a qualche macchina vera, mentre il secondo è dedicato ad una mostra di fotografia permanente.
Per quanto insolito, non è la prima volta che qualcuno dà al proprio locale la forma delle proprie passioni: qualche tempo fa avevamo parlato di un bed&breakfast a forma di cane, per gli amanti degli animali.






“Tony the Fridge”: maratone con frigo in spalla, per beneficenza

L’inglese Tony Phoenix-Morrison si è guadagnato il soprannome di “Tony the Fridge” (“Tony il frigorifero”) perché da qualche tempo a questa parte prende parte ad alcune maratone con un frigorifero in spalla. Perché gli è venuto in mente una cosa del genere? Per guadagnarsi dell’attenzione per raccogliere soldi per beneficenza.



I miei amici sapevano che sono allenato, quindi cercare di raccogliere fondi solamente correndo la maratona non avrebbe concluso nulla. Mi sono messo a pensare a qualcosa di diverso: volevo una sfida estrema, che mettesse alla prova i miei limiti. Nel 2011 ho detto che avrei corso con un frigo in spalla, e tutti erano pazzi per l’idea! Sono finito sui giornali in 17 paesi”spiega il quarantanovenne.


Correre con 42 Kg di frigo legati sulle spalle non è certamente semplice: “Correre con il frigo è una cosa del tutto diversa [dalla normale corsa]. Inizia dura, poi diventa impossibile. […] Non c’è altro allenamento che essere forti mentalmente”.


Tony si è procurato anche qualche infortunio portando il pesante fardello, ma ritiene che il messaggio sia importante: “Ho pensato che il frigo fosse un peso veramente gravoso. Volevo usare il frigo per attirare l’attenzione della gente su che cosa sia il cancro, un fardello pesante ogni giorno, lungo la stessa strada”. I suoi sforzi hanno comunque ripagato: in questi anni infatti è riuscito a raccogliere diverse decine di migliaia di sterline per le ricerche sul cancro.

Contadino cinese costruisce replica realistica dello Space Shuttle sul tetto della casa

Il sessantatreenne Meng Ni ha sognato tutta la vita di diventare un astronauta: un sogno che ha capito già da bambino che era impossibile dato che vivendo nel remoto villaggio di Xiapu non aveva praticamente nessuna possibilità di intraprendere una carriera nello spazio, e si è perciò rassegnato a fare il contadino.


Nel corso degli anni, ha avuto un buon successo negli affari, e la sua azienda agricola è cresciuta. Quando è andato in pensione, ha venduto l’azienda ricavando una piccola fortuna.
Con la disponibilità economica, ha voluto finalmente realizzare in piccola parte il suo sogno, facendo costruire sul tetto della sua casa una replica dello Space Shuttle. Il risultato è decisamente notevole, e sicuramente non passa inosservato nel quartiere.




Qual è il tasso di sopravvivenza delle star della musica? Una ricerca lo ha studiato.

Forse non stupisce che le star della musica abbiano un tasso di mortalità più elevato che le persone comuni. Ma detta così suona come un luogo comune sulle star “maledette”: dei ricercatori universitari hanno però compiuto uno studio scientifico su questo fenomeno, analizzando se e quanto il tasso di mortalità sia effettivamente più alto e se cambia nel tempo (cioè cosa succeda se uno “sopravvive” ai primi anni di fama).



Lo studio ha preso in considerazione oltre 1.000 musicisti europei e nordamericani, di vari generi musicali (rock, punk, rap, R&B, musica elettronica), ed è emerso che le star hanno una mortalità 1,7 volte maggiore rispetto alla media della popolazione complessiva.
Questo rischio maggiore però varia nel tempo, per le star europee, che dopo 25 anni di fama tornano ad avere un tasso di mortalità vicino a quello medio delle persone comuni. Questa diminuzione del rischio però non ci sarebbe per le star americane, che invece rimarrebbero più a rischio.
Lo studio ha anche evidenziato come nel corso degli anni il rischio sia cambiato, con un rischio maggiore per i musicisti diventati famosi prima degli anni 80, che viene spontaneo ricondurre ad un maggiore abuso di sostanze.